Il sistema tecnico
LA DERIVAZIONE
İl sistema di opere che imbriglia e trasforma l’energia idraulica è molto simile a quello utilizzato negli impianti idroelettrici veri e propri; si può dire che il mulino è un piccolo impianto che, invece di fornire l’elettricità, sfrutta l’energia prodotta dall’acqua per la lavorazione dei cereali e alcune volte per fini secondari (impianti di sollevamento, lavorazioni varie, corrente elettrica etc. ). I parametri fisici per misurare la potenzialità di un impianto sono costituiti da:
- caduta o salto naturale(H): è la differenza di quota –misura in metri – tra il pelo libero dell’acqua alla presa e il pelo libero dell’acqua a valle dello scarico;
portata – (Q): è il volume d’acqua che passa nell’unità di tempo attraverso un data sezione di un corso d’acqua, si misura in metri cubi, oppure in litri, al secondo:
potenza – (P): è l’energia prodotta nell’unità di tempo ed è misurabile in C.V. (HP) oppure in KW;
rendimento – (n): è il rapporto fra la potenza realmente prodotta e quella producibile; è un numero puro.
Queste grandezze fondamentali sono legate fra di loro da una
relazione che esprime la potenza in funzione della portata e del salto utile; la
formula P=QxHxn determina la diretta proporzionalità della potenza con la
portata ed il salto. İl mulino è quindi un impianto che sfrutta l’energia
idraulica con basse cadute e portate spesso variabili. I mulini non sono mai
azionati direttamente dal torrente presso cui si trovano, ma ricevono l’acqua
per mezzo di un canale di derivazione che ne permette un maggior controllo e una
più attenta regolazione. Solitamente viene scelto un settore dell’alveo in
prevalenza rettilineo che dia
garanzia di una portata dell’acqua costante.
E’ possibile parlare di opere di intercettazione e
di opere di derivazione. Le prime sono quelle che sbarrano il corso d’acqua in
parte, o totalmente, e servono per alzare il pelo libero dell’acqua. Le opere di
derivazione sono quelle che, poste trasversalmente al corso d’acqua a monte
delle barriere, ne deviano la portata necessaria al mulino. La presa è realizzata con una
specie
di sbarramento alto 50-60 cm in pietra a secco, muratura o costituito da una palizzata di sterpami di legno e sassi, disposto
trasversalmente al corso d’acqua in modo tale da condurre il flusso all’interno
della roggia, una diga che mantiene l’acqua ad un livello superiore rispetto al
suo corso naturale; inoltre questo sistema funziona da troppopieno facendo
cadere l’acqua in eccesso dal canale artificiale a quello naturale. Molte volte,
specialmente nelle prese d’alta montagna, l’opera di intercettazione non esiste
nemmeno in quanto si sfruttano piccoli bacini di raccolta, formatisi
dall’accumulo di pietre in certi tratti del torrente, dai quali può essere fatto
partire il canale adduttore. La scelta del sito di localizzazione della presa è
strettamente legata alle caratteristiche del corso d’acqua:
(Il canale adduttore del Mulino Peregallo di Briosco) (Esempio di opera di intercettazione realizzata in sassi (Mulino di Briosco))
questo non deve
avere un eccessivo trasporto solido, non deve dare luogo ad improvvisi fenomeni
di piena, non deve approfondire per erosione il proprio alveo e deve poter
garantire un minimo di acqua per tutto l’anno. İl canale di adduzione vero e
proprio è scavato artificialmente nel terreno è può essere lungo diverse
centinaia di metri. Ha una sezione rettangolare con fondo piatto e sulle sue
sponde sono talora presenti delle prese laterali secondarie da cui viene
occasionalmente tratta acqua per l’irrogazione. In prossimità del mulino l’acqua
compie il suo salto in un breve tratto trasformando così la sua energia
potenziale gravitazionale (U=mgh) in energia meccanica (E=½mv²) e quindi la sua
capacità di compiere lavoro. Inoltre il canale viene chiuso frontalmente a valle
da un muro in pietre cementato, nel quale è inserito un sistema di paratie, il
quale permette di diminuire la larghezza del
(Una delle presa realizzate in muratura lungo il corso del Lambro all’interno del Parco di Monza)
canale; in questo modo viene
aumentata la velocità dell’acqua, poiché la portata si mantiene costante, e, di
conseguenza, l’energia meccanica sviluppata. Una griglia all’imbocco serve
inoltre a trattenere eventuali materiali od oggetti trasportati dall’acqua che,
cadendo all’interno del mulino, ne potrebbero danneggiare i meccanismi. Una canaletta di scarico permette di deviare le eventuali eccedenze. La cateratta è
costituita da tante paratoie le quali, poste in corrispondenza di
quante sono le
ruote da azionare, sono degli elementi, nor
malmente
in legno, composti da due montanti laterali a stipite tra cui scorre verticalmente una imposta manovrata,
con una catena, da un arganello trasversale superiore ecc. Più
recentemente si sono adottati modelli con un sistema a volante e con perno di
sollevamento a vite.
Attraverso la luce determinata dal sollevamento della paratoia, l’acqua si
riversa in una o più canalette inclinate, spesso di castagno, che la conducono a
contatto con le ruote. İn alcuni casi, la paratoia si presenta estremamente
semplificata ed è costituita da un’assicella di legno munita di manico. Dopo
l’utilizzazione l’acqua defluisce dal mulino per mezzo del margone.
(Sistema di paratie che regola l’afflusso dell’acqua alla gora (Mulino di Briosco))
(Roggia Gallarana 2 esempio di paratie regolate a vite Roggia Gallarana))
L’impianto a ruota orizzontale
I mulini a ruota orizzontale utilizzano una portata d’acqua
limitata e per questa ragione sono diffusi soprattutto lungo i torrenti e i
flussi d’acqua minori. Le ruote orizzontali comportano un basso costo di
impianto e di manutenzione: adattandosi facilmente a cadute e portate variabili
possono essere installate nei piccoli impianti che sorgono su corsi torrentizi.
Ogni ruota muove direttamente, ossia senza aiuto di ingranaggi, una coppia di
macine. Per far avvenire tutto ciò l’acqua è indirizzata verso le ruote grazie a
un sistema di cabalette di legno con un’inclinazione che varia dai
quarantacinque ai sessanta gradi.
Il suddetto
impianto consiste di un sistema meccanico concettualmente semplice, articolato
in cinque parti che sono nell’ordine; il basamento, l’albero, i catini,la sbarra
di trasmissione dell’albero e le macine. Bisogna ricordare (come già detto nella
sezione precedente sulla manutenzione) che queste parti non sono fisse ma
regolabili. Basti infatti pensare che è possibile agire sull’albero regolandone
l’innalzamento e l’abbassamento e proporzionando così il reciproco parallelismo
delle macine al grado di finezza della farina che si vuole ottenere.
[disegno della ruota orizzontale]
L’impianto a ruota verticale
Il mulino a ruota verticale è più comune in pianura che
nell’area collinare – montana. A differenza della ruota orizzontale, il
meccanismo è munito di particolari ingranaggi di moltiplica che permettono di
ottenere, per ogni giro della ruota, molteplici giri della macina: si determina
così un notevole aumento della capacità produttiva. Il sistema costitutivo si
articola in un albero orizzontale, una ruota, una serie di ingranaggi, un albero
verticale e una
banchina L’albero verticale, la
ruota e la
banchina sono in legno, gli ingranaggi e l’albero orizzontale in legno e/o
ferro. La ruota o le ruote verticali
sono collocate sul fianco del mulino, all’esterno, parallelamente
all’edificio. Nella parte esterna dell’albero vengono praticate due o tre
fessure passanti in cui sono inserite le assi di legno formanti i raggi della
ruota, che possono variare da sei a otto. Le ruote verticali si distinguono in
due tipi: le ruote per di sotto a schiaffo e le ruote per di sopra, a cassetta.
Il primo caso sfrutta il moto
dell’acqua, l’altro il suo peso ]. Il numero delle ruote è variabile ma generalmente ve ne erano tre
in linea. All’interno del mulino è situato il sistema degli ingranaggi e la
banchina. Gli ingranaggi sono costituiti da tre parti: il lubecchio, il
rocchetto e
Coppia di ruote di materiale differente: legno e ferro (Mulino di Briosco)) (Schema essenziale della trasmissione del movimento da orizzontale a verticale).
l’albero verticale di trasmissione alla macina. Il lubecchio è a
forma di ruota massiccia, sul fronte della circonferenza sono ricavati
numerosi
intagli passanti ] , entro i quali sono inseriti
i denti, fissati con
(Ruota per di sopra, tipica dei regimi torrentizi)
(vista frontale del lubecchio con i numerosi denti)
zeppette in legno molto duro, con possibilità di
sostituzione dei pezzi resi
inutilizzabili dall’usura e dalle rotture . Il rocchetto, o lanterna, ha
la forma di una gabbia cilindrica, è costituito da due dischi di legno recanti
sul bordo, all’intorno del piatto, dei fori in cui sono inserite le sbarre
cilindriche laterali. L’interspazio tra queste sbarre è dimensionato per
l’incastro con i denti del lubecchio. Al centro il rocchetto è attraversato, per
la sua lunghezza, dall’albero verticale di trasmissione, che è a sezione
quadrata. L’estremità
inferiore dell’asse poggia su una bronzina fissata ad una
trave della banchina. L’estremità superiore del palo attraversa la macina fissa e si collega,
tramite la nottola, alla macina mobile ]. Negli ultimi secoli gli ingranaggi
subirono un’evoluzione: il lubecchio e il rocchetto furono infatti sostituiti da
una "coppia conica" in metallo, costituita da un elemento
(Il lubecchio del Mulino di Briosco, nel quale sono evidenti i denti in legno)
(schema generale della lanterna e dell’albero di trasmissione)
verticale, con denti
in legno di bosso, e uno orizzontale, con dentatura in ghisa
(La coppia conica utilizzata per il funzionamento del mulino di Briosco)
Produzione e manutenzione
Fin dalla sua creazione, il mulino ebbe come compito
principale quello di facilitare le produzioni che richiedevano da parte dei
contadini un notevole dispendio di lavoro ed energia. Queste mansioni ricoperte
dai mulini riguardano gli ambiti più vari quali la macinazione del grano, la
tessitura, la produzione di olio e del vino, la lavorazione dei metalli e la
follatura, una particolare fase del processo di lavorazione dei panni di lana
che aveva lo scopo di infeltrire e rendere più compatto il tessuto. Nella
lavorazione dei metalli la ruota faceva girare l’albero principale sul quale
erano infissi tre cavicchi di
legno
che nella rotazione si appoggiavano sulla coda del braccio del
(schema generale del funzionamento del maglio)
(pianta e sezione del dispositivo con i piloni per la follatura)
Composizione del mulino e produzione
Vediamo, quindi, il percorso compiuto dal grano per essere trasformato in farina soffermandoci sulle diverse componenti che permettono tale processo.
Il grano viene inizialmente introdotto nella tramoggia, un elemento in legno a forma di piramide tronca capovolta, fissata ad un’incastellatura, la quale si trova in corrispondenza dell’"occhio" della macina superiore (un foro applicato al centro della pietra).Le due basi quadrate della tramoggia
, delle
quali la più larga è di circa 50 cm per lato mentre quella inferiore misura
circa 20 cm, sono aperte. Attraverso la prima vengono versate le granaglie nel
contenitore. Sotto la bocca inferiore
è incernierato un
congegno a forma di mandibola che
regola la caduta dei grani. Questa è formata da un’asticella con 3 sponde o da
un legno concavo a foggia di tegola curva, la cui inclinazione è regolata da una cordicella legata ad un gancio
dello stesso legno [DSCN 0761
(Una delle tramogge all’interno del Mulino Peregallo di Briosco)
(La mandibola utilizzata nel Mulino di Briosco)
Tirando o allentando la cordicella, collegata ad un mulinello
o volantino sul tramezzo laterale, si può regolare l’afflusso del prodotto da
macinare tra i palmenti. La caduta delle granaglie è inoltre mantenuta costante
dall’azione di uno speciale bastoncino di legno, applicato sul fianco del
congegno posto sotto la tramoggia.
(Visione d’insieme della mandibola montata sulla tramoggia" Mulino di Briosco)
Il bastoncino appoggia con un’estremità sul piano della
macina mobile e ne trasmette le vibrazione prodotte dal movimento. Quando la
macina si trova rivestita dal
coperchio, questo bastoncino è sostituito da un
elemento composto da un lungo perno di ferro collegato alla nottola , al quale
passa attraverso l’"occhio" della macina e agisce sul predetto congegno dal di
sotto,
per mezzo di
un prisma triangolare di legno.
(Il perno di ferro che, collegato alla nottola, trasmette le vibrazioni alla tramoggia(Mulino di Briosco))
(Esempio di schema completo per al macinazione)
Proseguendo l’esposizione delle diverse parti che compongono un mulino, giungiamo ora alle macine. Questi organi essenziali del mulino sono costituiti da due dischi di pietra sovrapposti, alti tra i 10 e i 20 cm e di diametro variabile, solitamente cerchiati in ferro, avevano un notevole peso.
Possiamo di distinguere due macine:
la macina fissa: poggia su un basamento e la sua posizione orizzontale è stabilita con zappette di legno a tagliola. Ha la faccia superiore leggermente convessa con un largo foro centrale. entro cui si trova un riduttore costituito da un cilindro di bosso forato: attraverso questo riduttore passa il palo di trasmissione proveniente dai meccanismi.
la macina mobile: reca un corrispondente foro (o "occhio") attraverso il quale cade il grano e, nella sua faccia inferiore, concava, l’impronta della nottola: questa consiste in un pezzo di ferro sagomato a farfalla o a omega nel cui foro centrale si innesta il palo di trasmissione. La velocità di rotazione è di 90-100 giri al minuto
Le macine presentano diversità, oltre che nella costituzione litologica,
anche nel disegno costituito dalle scanalature sulla superficie che compie il
lavoro.
Solitamente la
scanalatura viene praticata a raggiera su questa superficie con lo scopo di
rendere regolari i "colpi di forbice" da imprimere ai grani: permette, inoltre,
di impostare la produzione su macine di minor diametro e di aumentare la
velocità di macinazione senza riscaldare le farine in modo tale da non cambiare
la loro composizione chimica.
(esempio di macina in pietra nella quale sono evidenti le scanalature a raggiera)
Una scanalatura sufficientemente profonda riduce, dunque, la superficie lavorante, diminuendo il calore prodotto dall’attrito e permettendo l’entrata continua dell’aria tra i grani e le superfici delle macine. Le scanalature permettono inoltre una più agevole fuoriuscita della farina.
Le macine nella loro posizione di lavoro possono essere
circondate da contorni lignei bassi oppure completamente chiuse con speciali
telai, lignei e rinforzati con lamiera
Gli uni e gli altri hanno la
funzione di impedire la dispersione della farina convogliandola verso l’apertura
anteriore e da qui nella vasca. Un altro strumento che regola la macinazione è
un sistema di leve che permette di regolare la distanza fra le due macine in
modo tale da aumentare o diminuire il tempo della macinazione e per ottenere
diverse tipologie di macinato.
(Sistema ligneo di contenimento delle macine(Mulino di Briosco))
Manutenzione
Come tutte le macchine da lavoro, anche il mulino aveva bisogno di una accurata manutenzione in modo tale da permetterne la perfetta efficienza nel tempo. Era infatti molto frequente l’usura di alcune sue parti o lo sbilanciamento delle macine stesse.
L’elemento che richiedeva una maggiore cura da parte dell’uomo era la macina. Questa, infatti, col tempo subiva l’erosione della sua superficie a causa del continuo attrito. Tutto ciò provocava una sorta di sbilanciamento e una minor efficienza del lavoro effettuato, di conseguenza la macina era soggetta a periodiche revisioni.
Per effettuare tali lavori era necessario spostare la macina
dalla sua sede di lavoro. Questa operazione non risultava per nulla semplice
viste le dimensioni e il peso (120-130 cm x 400-700 kg); pertanto veniva
utilizzato il Palanchino

(Il palanchino, o forcella, utilizzato nel Mulino di Briosco)
(Le quattro fasi
principali della manutenzione della macina)


Smontata la macina si procede quindi a ripristinare la scanalatura incidendo con un piccolo piccone dal manico corto i solchi consumati.
La nuova superficie doveva essere perfettamente equilibrata, e, per ottenere questo risultato, si scavava un nuovo piano sulla macina in modo tale da poter lavorare su un piano senza dislivelli.
Dopodiché si ridisegnava la scanalatura a raggiera: le superfici tra i solchi presentano una porzione piana e un'altra inclinata verso la scanalatura: mentre la prima, per uniformare la superficie viene battuta con la bocciarla, un martello dotato di piccole punte piramidali adatto a mantenere la superficie sufficientemente zigrinata, la parte inclinata si lavora con semplici martelli a percussore piano, utilizzati dalla parte a cuneo per praticare piccoli taglietti sempre procedendo dalla periferia verso il centro.
Finito tale lavoro di "restauro" la macina doveva essere
riposta nella sua sede il che risultava problematico in quanto era necessario
sistemarla in una situazione di perfetto equilibrio su un solo perno. Una volta
adagiata sulla nottola si provvedeva alla sua bilanciatura grazie a dei fori
precedentemente scavati nella parte superiore della macina
che venivano riempito con dei
pesi di piombo fino a quando non si trovava una stabilità ottimale.
Successivamente a ciò il piombo veniva fuso e inserito nelle cavità.
(La cavità praticata nella macina per l’operazione di bilanciatura e il foro per l’aggancio del palanchino (Mulino di Brioso))