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Profilo
storico della Villa Borromeo Arese di Cesano Maderno

La Villa Borromeo Arese è situata a
Cesano Maderno, una città in provincia di Milano. La
sua storia risulta molto complessa, dal momento che non siamo
in possesso di una documentazione storiografica certa riguardante
gli anni di edificazione del palazzo e i periodi delle successive
modifiche. Il Palazzo Arese Borromeo fu costruito sui resti
di un’antica edificazione castellana del XIII secolo,
la cui esistenza è confermata dalle tracce visibili
nella parte meridionale dell’edificio attuale e da alcuni
basamenti murari.
L’orientamento del complesso fu pensato al fine di tagliare
longitudinalmente il feudo così da dominarlo completamente.
L’inizio dei lavori di edificazione risale al XVII secolo
probabilmente intorno al 1626 per volontà di Giulio
Arese. Il palazzo sarebbe stato successivamente completato
nel 1652.
Le vicende bibliografiche degli Arese, anche negli anni successivi
continuarono a influenzare l’evoluzione del palazzo;
inoltre è importante ricordare che durante tutto il
‘600 divenne sede di molte cerimonie di grande impegno
politico e grazie alla sua importanza e magnificenza, nel
‘700, permise lo svolgimento di una sfarzosa vita politica
mondana. Tra gli ospiti illustri di questa dimora si ricordano
i duchi di Parma, il principe di Sassonia e numerosi dignitari
austriaci.
Il palazzo è ad oggi l’esempio meglio conservato
dell’edilizia aristocratica suburbana del ‘600
in Lombardia, avendo mantenuto la fisionomia tardo seicentesca
senza subire vistose trasformazioni in epoca successiva.
Vesro la metà del ‘700 il conte Renato fece eseguire
in numerose aree del palazzo alcune modifiche in fantasioso
barocchetto alle decorazioni pittoriche, con l’aggiunta
di volte stuccate. Inoltre sotto il suo impulso e ancor prima
per volontà del conte Carlo furono realizzati i lavori
di escavo della “roggia Borromeo”, al fine di
migliorare il sistema di irrigazione del giardino e il mulino,
fu elevata la torre del palazzo completata la fontana e allargato
e abbellito il giardino.
Dopo le ultime aggiunte risalenti alla fine dell’800
il palazzo andò in contro ad un progressivo decadimento;
le già precarie condizioni si aggravarono ulteriormente
durante la seconda guerra mondiale, a causa dell’occupazione
di locali da parte degli sfollati o come deposito. Risistemato
nel 1956 il palazzo si avviò verso una fase di degrado.
Grazie ad un recente intervento sono state restaurate l’esedra
esterna e gli interni.
Descrizione architettonica

Facciata
Si può osservare la struttura semplice, spoglia e austera
della facciata, che gioca sui volumi; essa è caratterizzata
da una parte centrale rientrante affiancata da due corpi laterali,
in uno dei quali si trova una torre a pianta ottagonale che
oltre ad essere motivo decorativo era utilizzata per studi
astronomici; la severità della facciata si ritrova
anche nel cortile quadrangolare; i due lati di esso disposti
in asse con l’entrata sono caratterizzati da sobri elementi
decorativi, ovvero da pilastri in pietra su cui poggiano archi
a bugne e al centro di questi lati si corrispondono simmetricamente
il sopralzo della sala centrale e la loggia sopraelevata ,
unico esempio in Lombardia, ideata per avere una vista sul
cortile e sul parco; inoltre la loggia divideva l’appartamento
privato di Bartolomeo III da quello della moglie Lucrezia
Omodei. Nel portico sottostante la loggia si possono notare
decorazioni più elaborate come le nicchie con i busti
di imperatori romani e le cornici sagomate in arenaria delle
porte e delle finestre.
Piano terra

Il piano terra presenta una serie di sale di
rappresentanza caratterizzate da affreschi sui soffitti a
volta raffiguranti temi mitologici, mentre le pareti non sono
affrescate;
Uno degli ambienti principali è quello della “Sala
dei ritratti”, il cui soffitto a volte è decorato
in stile rococò; questo spazio è anche chiamato
“Sala di Aurora” per l’affresco “Apparizione
del carro solare all’Aurora” eseguito dal Montalto.
Degna di nota è anche la “Sala del gioco del
matto” poi chiamata “Stanza dei pitocchi”
per la presenza alle pareti di quadri del Pitocchetto; essa
è affrescata da Giuseppe Nuvolone con “I Titani
danno l’assalto all’Olimpo”;
Foto gall piano terra
Un'altra sala molto importante è la “Galleria
che mette al giardino” le cui volte a botte del soffitto
sono decorate in stile rococò e dove è da notare
il medaglione centrale diviso in tre parti da una cornice
di stucco dorato con tre dipinti a opera di Ercole Procaccini
il Giovane.
Una particolarità del palazzo è rappresentata
dal Ninfeo che consiste in due sale decorate con mosaici di
sassolini bianchi e neri, con stucchi e affreschi, la cui
funzione era quella di luogo di frescura e conversazione per
Bartolomeo III con gli amici più intimi.
Primo piano

Il salone più importante è il
“Salone d’onore e della Giustizia”. La sala,
le cui finestre si affacciano sull’esedra è quella
più prestigiosa dell’intero palazzo ed era destinata
a feste e ricevimenti. Decorata in modo fastoso, con un’
architettura sontuosa; le pareti sono completamente affrescate
con temi che si riferiscono alla Roma monarchica, repubblicana
e imperiale; sono infatti dipinte otto statue che rappresentano
alcuni personaggi dell’antica Roma e sopra ad esse sono
raffigurati episodi delle loro gesta. Al centro delle pareti
nord e sud sono affrescati due archi di trionfo nei quali
sono inseriti affreschi di Ercole Procaccini il Giovane e
del Montalto. Nella parte alta della sala si affacciano due
balconcini in cui prendevano posto i suonatori che rallegravano
le feste, era infatti disdicevole che gli stessi potessero
avere contatti con la nobiltà.
Una sala molto raffinata ed elegante è il “Salone
delle colonne” decorata con finta architettura e con
colonne tortili;
Molto particolare è poi la “Sala dipinta a Boscareccia”
dove sono rappresentate scene naturalistiche che occupano
tutta la parete.
La “galleria delle statue” rappresenta uno dei
luoghi più spettacolari suggestivi, nel quale sono
affrescate statue monocrome a imitazione del bronzo che personificano
le arti liberali, di fronte alle quali sono raffigurati personaggi
importanti che si riferiscono ad esse; da notare è
anche il soffitto ligneo diviso in nove riquadri dipinti.
Da ricordare è la loggia che presenta un soffitto a
volte dove sono rappresentati sei amorini che sorreggono i
simboli della famiglia, ovvero la corona, l’aquila,
le ali nere.
All’interno del palazzo si trovano anche luoghi di preghiera
come l’oratorio privato dedicato a San Pietro Martire
e la cappella pubblica dedicata ai Santi Angeli Custodi.
L’ Oratorio di San Pietro Martire era riservato ai componenti
della famiglia; questo spazio presenta un vestibolo decorato
con finte architetture e con episodi dell’Antico Testamento;
sono inoltre presenti un presbiterio e una tribuna o “sacrestietta”.
La cappella pubblica è preceduta da un vestibolo su
cui si apre la porta di accesso. La pianta della cappella
è ottagonale coperta da una volta a base ellittica
e presenta un presbiterio affiancato da due spazi rettangolari.
La struttura della cappella è data da due livelli per
la presenza di un matroneo, le pareti sono scandite da lesene
e nei quattro angoli sono inseriti nicchioni con lesene oblique
reggenti un arco.
Passaggi di proprietà della Villa Borromeo
Arese
Nel 1538 metà dei territori del feudo
di Seveso furono acquistati dal capostipite della famiglia
Arese: Bartolomeo.
Nel 1611 tali territori furono divisi tra i nipoti di Bartolomeo,
Giulio, Marco Maria e Antonio Arese, che ebbero ciascuno un
sesto del feudo di Seveso. Poi tali possedimenti passarono
ai conti Benedetto e Bartolomeo Arese, figlio di Giulio.
Secondo una prima ipotesi sembra che l’opera di costruzione
della villa sia stata iniziata nel 1626 per volontà
di Giulio; altre fonti fanno risalire l’inizio dei lavori
alla data posteriore del 1654.
Nel 1665 muore Giulio, l’unico erede maschio di Bartolomeo
Arese (1610-1674) e di Lucrezia Omodei. Con la morte nel 1654
del padre Bartolomeo, le figlie Giulia e Margherita, solo
dopo una lunga disputa con la Regia Camera, riescono ad ottenere
nel 1675 la facoltà di successione, con un documento
ratificato di fatto solo nel maggio del 1676, in seguito ad
un pagamento.
Per volontà testamentaria del conte Bartolomeo il territorio
del palazzo, passarono alla contessa Giulia e al marito Renato
in seguito alle nozze dei quali erta stato completato il palazzo
nel 1652.
Nel 1701 Carlo Borromeo Arese prese il posto della madre Giulia
e insieme al padre Renato portò il complesso al quasi
definitivo compimento, curando in particolar modo il parco
e creando il “Serraglio”.
A Carlo succedette il figlio Benedetto e a quest’ultimo
succedette a sua volta il figlio Renato, che dal luglio del
1768 divenne comproprietario.
Giberto Borromeo Arese, successore del padre Renato, nel 1815
avviò la richiesta alla Regia Commissione Araldica
della conferma degli antichi titoli e dei feudi posseduti
dalla famiglia; il possesso del feudo gli venne notificato
dalla “Sovrana Patente” nel maggio del 1817.
Il conte Giberto nel 1848 partebipa al governp provvisorio
durante le “cinque giornate” di Milano.
In seguito a questi eventi sarà costretto all’esilio
insieme a tutta la famiglia.
In questo periodo il palazzo fu occupato dall’esercito
austriaco.
Nel 1858 il feudo risulterà ancora in possesso del
conte Giberto nonostante risulti morto da alcuni anni. Questa
irregolarità venne risolta dalla Luogotenenza per la
Lombardia esigendo la prova di possesso del feudo dal figlio
di Giberto, il conte Vitaliano Borromeo.
Nella seconda metò dell’800 il feudo e il palazzo
rimasero di proprietà del suddetto conte, il quale
però, abitando a Torino, nominò come procuratore
di fiducia il Dott. Gaetano Stringelli.
Il palazzo all’inizio del secolo scorso fu di proprietà
del nipote di Vitaliano Borromeo per poi diventare successivamente,
nella seconda metà del XX secolo, proprietà
comunale.
IL PARCO BORROMEO ARESE

Il parco del Palazzo Borromeo Arese ha un’estensione
di circa 90000 metri quadrati dei quali 60000 di prato, 3500
di viali e altrettanti di giardino all’italiana. Vi
sono inoltre più di mille alberi tra i quali un centinaio
pluricentenari.
IL GIARDINO ALL’ITALIANA
Si tratta di una tipologia di giardino così denominata
poiché sembra che fu opera di L. B. Alberti, il quale
per primo l’avrebbe progettato nel Rinascimento. Tra
il XV e il XVIII secolo, il giardino all’italiana si
sviluppa e diventa popolare in tutta Europa.
Se nel Cinquecento esso si presenta a piani digradanti con
una struttura capace di stabilire una simbiosi tra elementi
naturali e architettonici, nel Seicento, seguendo il nuovo
gusto barocco, muta esteticamente trasformandosi in un gioco
di contrasti più o meno forti e scenografie artificiali.
Architetti, scultori e pittori di grande fama dispongono le
piante alternandole a giochi d’acqua e a statue di marmo
per creare vere e proprie opere architettoniche secondo una
visione geometrico prospettica.
Tutti gli elementi sopracitati sono disposti seguendo le regole
di un disegno geometrico al fine di ottenere una visione speculare
e regolare. Ad esempio spesso sono inserite alte siepi di
bosso modellate in forme animali, floreali o geometriche;
i viali e i vialetti in ghiaia vengono intersecati appositamente
ad intervalli regolari. Infine anche le aiuole, che delimitano
lo spazio riservato alle diverse piante, sono bordate simmetricamente
e riunite secondo schemi omogenei.
Il giardino all’italiana confluì in quello alla
francese creato dall’architetto A. Le Notre, nel quale
la più rigida prospettiva italiana tende a sfumare
all’infinito in un gioco di bacini e di aiuole ornamentali.
Entrambi sono essenzialmente giardini formali, ordinati e
regolari nei quali è rilevante lo schematismo compositivo.
Utilizzo Odierno Del Palazzo Borromeo Arese
Oggi giorno il palazzo ha assunto un
notevole valore dal punto di vista culturale.
L’ ottima gestione attuata dal comune ha permesso di
valorizzarne le strutture e gli spazi.Oltre ad essere un polmone
verde per la città di Cesano con il suo lussureggiante
parco naturalistico, Palazzo Borromeo è sede periodica
di numerose mostre ed esposizioni.
Grazie al progetto e all’ impegno di due personalità
di rilievo culturale come Massimo Cacciari e Don Luigi Verzè,
gran parte degli ambienti, restaurati ed utilizzabili, sono
stati concessi in uso per l’attività didattica
del Corso di Laurea in Filosofia dell’ università
di “ Vita Salute ” della fondazione culturale
- scientifica del San Raffaele di Milano.
L’ attività universitaria nata come progetto
nel maggio del 2002 ha preso inizio con regolare attività
didattica nell’anno accademico 2002-2003.
L’ istituto infatti, ha stipulato con il comune di Cesano
una convenzione grazie alla quale si è potuto trovare
una sede adeguata a ciò che è da sempre considerata
la madre delle scienze.
L’ università Vita Salute San Raffaele e il comune
di Cesano Maderno, inoltre stanno predisponendo, secondo le
modalità più congrue, tutti gli strumenti opportuni
per rispondere alle esigenze degli studenti in quanto a servizi,
spazi riservati, trasporti e ristorazioni.
Infine da rilevare è il collocamento dell’aula
magna posta nel pittoresco “ Salone D’ Onore e
della Giustizia ”.
Il Palazzo Borromeo Arese dunque sta assumendo sempre più
un ruolo di polo culturale, educativo, informativo, il che
permette di valorizzarne la struttura ed adeguarla ad un utilizzo
moderno.
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