Il complesso edilizio di proprietà Baldironi,
poi Paleari, infine Reati è attualmente suddiviso in
due edifici: uno costituente la villa residenziale vera e
propria a due piani fuori terra con piccola cantina al piano
interrato e sottotetto, l’altro ad un solo piano fuori
terra, di forma allungata, addossato sul lato nord alla villa
e destinato a laboratorio artigianale per la lavorazione di
oggetti di arredamento.
La famiglia Baldironi, che fece costruire il
complesso edilizio, era originaria di Roma, ma nel secolo
XII e XIII risiedeva in Monza, dove aveva una notevole importanza,
come conferma il fatto che alcuni dei suoi membri avevano
una posizione di prestigio all’interno della società
dell’epoca. La villa si trovava, in tale periodo, all’interno
di un sistema urbano di ville e giardini all’italiana
che configurava Lissone come tipico luogo di residenze amene
e conventi di ordini religiosi.
Nonostante il materiale storico, non è stato possibile
ottenere una datazione precisa degli edifici. La famiglia
Baldironi è documentato che abitasse nel XVI secolo
a Milano ed avesse una villa a Lissone nella via ad essi intitolata.
Questa origine cinquecentesca sembra essere confermata da
alcuni elementi strutturali ed estetici della villa (la massa
muraria di rilevanti dimensioni, in una parte del fabbricato,
e l’elemento timpanato portacampana posto sul tetto).
La presenza del complesso Baldironi è attestato per
la prima volta in un documento ufficiale del 1722 (sulle mappe
del catasto di Carlo VI) e soprattutto dalla lettura del Catasto
Lombardo-Veneto del 1856, nel quale si legge l’unitarietà
dei due edifici.La mappa catastale di questo periodo indica
sul lotto che si affaccia su via Baldironi una rappresentazione
a croce, che può far pensare ad una cappella Gentilizia.
Si può inoltre notare che i rustici annessi alla villa
formano un nucleo che si affaccia su piazza Piscina (attuale
piazza Garibaldi), su via Baldironi e sull’attuale via
Fiume, che originariamente risultava essere il passaggio-ingresso
alla villa. Villa e Cappella Gentilizia risultano essere intimamente
collegati.
Nei primi anni del Novecento si realizza un impianto monumentale
con una esedra, creando un rapporto tra l’antico giardino
e l’area davanti alla villa. In questi anni la proprietà
passa alla famiglia Paleari, la quale per darsi una nuova
identità di decoro borghese procede a notevoli trasformazioni.
Vengono abbattuti i rustici ad est della villa, viene realizzato
un ingresso verso l’attuale piazza Garibaldi, costituito
da una cancellata con putti che ricordano la settecentesca
ville Taverna a Canonica Lambro. La villa viene staccata dalla
cappella attraverso un’ampia demolizione e viene aggiunto
un corpo di fabbricato a sud-est (l’attuale zona cantina)
per alloggiare la cucine con camino al piano terra e le camere
al primo piano, adeguando l’edificio ai gusti ed alle
nuove necessità dell’epoca. In questo periodo
erano presenti numerosi camini in marmo rosso di Verona, successivamente
divelti, e le sale affrescate erano adibite a soggiorno.
Nel 1939 i Paleari vendono il complesso alla famiglia Reati,
la quale effettua quelle trasformazioni che comprometteranno
in modo definitivo l’aspetto originario della villa.
Viene infatti costruito un laboratorio lungo tutto il lato
nord tra villa e cappella, viene completato lo spigolo a nord-est
del fabbricato, il vano scala è rifatto in stile liberty,
vengono gravemente manomessi gli impianti e si verifica un
utilizzo improprio dei locali affrescati al piano terra. Tali
affreschi di scuola veneziana, infatti, hanno subito aggressionidi
svariati tipi (agenti atmosferici, deterioramento per abbandono,
ecc.).
Dopo gli anni ’80, con la costruzione di due condomini
pluripiano a ridosso della villa che si appropriano dello
storico giardino all’italiana, posto a sud, viene ulteriormente
compromesso il contesto originario, provocando il suo definitivo
snaturamento.
Nel 1985 il Comune di Lissone, divenuto proprietario, demolisce
l’ultimo edificio fatto costruire dai Reati lasciando
solo in parte un muro perimetrale a divisione del piccolo
giardino e del corpo di fabbrica includente la cappella.
Non si hanno notizie certe e documentate sull’esatta
datazione della costruzione e sul progettista della villa,
tuttavia si è propensi ad accettarne un’origine
tardo cinquecentesca confermata da alcuni elementi strutturali
ed estetici (struttura porta campana a forma di timpano posta
sul tetto della villa, tipicamente cinquecentesca).
La presenza del complesso Baldironi è
attestata per la prima volta in un documento ufficiale del
1722-1750, il catasto Teresiano, che la rende parte di un
sistema urbano di ville e giardini all’italiana. In
questo periodo la famiglia si è già affermata
e i suoi discendenti hanno ricoperto importanti cariche pubbliche,
politiche ed ecclesiastiche.
Alla prima metà del settecento dovevano, inoltre, risultare
già collegate la cappella e la villa come documentato
nel successivo catasto Lombardo-Veneto (1855) in cui l’intero
complesso dà vita ad un nucleo unitario che si affaccia
su piazza Piscina, su via Baldironi e su via Fiume.
Quando i Paleari acquistano la villa trasferiscono
nella nuova proprietà le ambizioni di una ricca e internazionale
borghesia in ascesa, trasformando l’assetto del complesso.
Infatti le demolizioni e le modifiche apportate tendono a
dare alla villa un aspetto ancora più monumentale.
I Paleari, a differenza dei Baldironi che avevano realizzato
un’organizzazione unitaria del complesso, distinguono
la dimora del proprietario da quella dei dipendenti avendo
come modello una famiglia più ristretta in una villa
isolata.Ed è così che demolito il collegamento
tra la casa affrescata e la cappella, viene aggiunto a Est
un corpo destinato alla cucina, viene spostato l’ingresso
della villa su piazza Garibaldi.
Dopo la cessione ai Reati avvengono le trasformazioni
che arrecano le più gravi manomissioni del complesso.
Viene infatti edificato un capannone destinato alla lavorazione
del vetro e del cristallo; si esegue la chiusura dell’angolo
Nord-Est, un ulteriore corpo che porta la villa all’attuale
forma di pianta rettangolare. Inoltre i locali al piano superiore
vengono controsoffittati, vengono costruiti nuovi bagni e
si sostituisce la vecchia scala di collegamento tra i piani
con una nuova scala in stile liberty. Il tetto subisce un’ulteriore
trasformazione diventando a tre falde. In pochi anni il giardino
viene sottratto alla villa, ceduto alla speculazione edilizia
degli anni ’50 e ’60 che realizzerà due
edifici multipiani, rendendo la villa chiusa e soffocata in
una posizione del tutto anonima rispetto al contesto della
città.
La villa viene acquistata dall’Amministrazione
Comunale nell’81 e subito vengono eseguiti i primi interventi:
si demolisce il laboratorio e successivamente si interviene
sulla copertura (1986).
ESTERNI
La villa è situata ai margini del centro
storico della città in un contesto di densità
edilizia decisamente alta.
Il lotto è costituito da un rettangolo di 836 mq, che
lascia una distanza di 3/6 m tra la costruzione e il confine
della proprietà.
L’edificio a due piani presenta strutture verticali
prevalentemente in muratura ed orizzontali in legno; tutte
le murature assolvono funzione portante e sono realizzate
in laterizi oppure con materiale misto costituito da mattoni
e pietre di forma allungata, d’origine alluvionale.
La disposizione delle pietre nella tessitura muraria, attualmente
intonacata, è in generale piuttosto disordinata, ad
eccezione di alcune zone in cui si osservano fasce alterne
di laterizi e pietre disposte a spina di pesce.
Sui prospetti i due piani sono separati da una cornice marcapiano
mentre alla base corre uno zoccolo alto circa 60 cm. Tutte
le aperture sono circondate da cornici di mattoni in rilievo
rivestite con intonaco dipinto.
Le aperture dei due piani corrispondono tra loro quasi perfettamente,
e in alcuni casi, a mantenere la regolarità di facciata,
si trovano “finte” finestre.
Al pian terreno si rileva sul lato sud un ingresso principale,
caratterizzato da un grande portone, affiancato da altri tre
ingressi secondari. Altri due ingressi sono situati sui lati
ovest e nord; su quest’ultimo troviamo anche una cancellata
che veniva in passato utilizzata per le carrozze.
Al piano superiore, sui lati est e sud, sporgono due balconi
per lato, con base di pietra e ringhiera di ferro.
Sul lato nord si erge un capaniletto a vela timpanato, in
laterizio decorato con mattoni in rilievo.
Intorno a tre lati dell’edificio corre un marciapiede
in mattonelle largo circa 1 m.
INTERNI
Cantina
Alla piccola cantina si accede attraverso una
scala di pietra, e la pavimentazione è in terra battuta.
Il locale è diviso da una serie di volte a botte e
archi disposti perpendicolarmente l’uno all’altro
e di altezze differenti; le volte in mattoni sono semplicemente
imbiancate, mentre gli archi e le pareti sono intonacati e
dipinti. Sul lato nord si apre una profonda nicchia con mensole,
mentre all’angolo nord-est si accede ad un piccolo locale
di forma allungata, attraverso il quale si entra nel sottoscala.

Il pianterreno dell’edificio è suddiviso in sei
locali più il vano scala che conduce al piano superiore.
I quattro locali principali, con caratteristiche e dimensioni
simili tra loro, descrivono una forma a L: tre sono disposti
in successione, affiancati sul lato sud, mentre il quarto,
orientato perpendicolarmente a questi, occupa l’angolo
nord-ovest. L’angolo nord-est è costituito da
un grande locale, completamente aperto sul lato nord, dove
sono collocati il vano scala e un locale di servizio.
I quattro locali più ampi sono affrescati interamente
sulle pareti e presentano soffitti lignei dalla decorazione
estremamente raffinata. Le pitture, risalenti ad un periodo
tra il XVII e XVIII secolo, rappresentano paesaggi con ruderi
ed architetture di classicheggianti; le immagini sono inquadrate
da lesene e volute dipinte, le cui forme si collegano alla
struttura dei locali, scandendo il ritmo delle finestre e
delle porte, accompagnando ed esaltando le aperture esistenti
e fingendone altre ove, per simmetria, sia opportuno. I soffitti
sono in legno a finti cassettoni e i riquadri sono decorati
con forme geometriche e floreali, dipinte o in rilievo in
cartapesta.
I pavimenti sono diversi tra loro, a causa degli interventi
effettuati in questo secolo: cemento, parquet, piastrelle
di marmo, cotto.
Sala delle colonne
Lungo le pareti sono dipinte in prospettiva colonne classicheggianti
affiancate da ruderi di ville patrizie e statue che suscitano
un effetto illusionistico di profondità (detto trompe
l’oeil) dietro le quali si staglia un paesaggio bucolico,
primaverile e verdeggiante popolato da pastori.
Lo stile, caratterizzato da un’intonazione chiara e
diurna del colore, ricorda quello della scuola veneziana.
Ricorrono spesso motivi ornamentali settecenteschi, come ad
esempio la pigna, particolare motivo imperiale, con carattere
simbolico di riferimento agli antichi; probabilmente esso
venne utilizzato ad indicare la nobile casata dei primi proprietari
della villa.
Nella stanza è presente un camino, sopra cui figura
lo stemma del casato che riproduce un castello con putti.
Sala busti

Questa sala è caratterizzata dalla presenza su ogni
parete, di busti dorati dipinti allegorici di donna totalmente
estranei al contesto ambientale su cui si stagliano.
Anche in questo locale la rappresentazione è inserita
in un’architettura classicheggiante dipinta in prospettiva,
all’interno della quale si apre un paesaggio roccioso
dinamico caratterizzato da fiumi, cascate e piante rigogliose
(probabilmente eucalipti) mosse dal vento.
I soggetti dipinti suscitano un senso di dinamismo che si
pone in contrasto con l’effetto di quiete prodotto dalla
stanza precedente.
Questi affreschi, per la loro capacità illusionistica
e scenografica nel creare spazi reali, sembrano riprodurre
lo stile tipico del XVII e XVIII secolo.
Sala delle battaglie
Nella parte superiore delle pareti, al di sopra delle porte,
sono dipinte strutture architettoniche timpanate all’interno
delle quali si aprono scene di battaglie monocrome, probabilmente
legate alle divinità dipinte sui lati sud e nord.
Sulle pareti centrali vengono rappresentate scene di genere,
tipiche del settecento, su sfondo marino; in particolare sulla
parete ovest è dipinto un paesaggio costiero con imbarcazioni.
Si può notare anche un gusto classico, testimoniato
dalla presenza di un tempio sullo sfondo, particolarmente
sviluppato all’epoca in seguito agli scavi archeologici
promossi da Carlo di Borbone.
Sulla parete est, infatti, è dipinta una statua greca,
probabilmente raffigurante il celebre eroe Achille, con lancia
e scudo.
Per lo sfondo, viene utilizzata la tecnica leonardesca dello
sfumato, riprodotta tramite una prospettiva aerea.
Sulle pareti minori, nord e sud, sono raffigurate rispettivamente
la statua di Venere con una mela in mano e Giunone (simboleggiata
dal pavone che indica la sua incorruttibilità).
Ritroviamo sovente anche l’elemento della conchiglia,
particolare ornamentale tipico dello stile Rococò.
Sala marina



Sulle pareti centrali sono dipinti paesaggi marini inseriti
in finte strutture architettoniche, costituite da volute arabeggianti
e da schiene di delfino. Sulla parete ovest viene raffigurato
un veliero su cui, a differenza della sala precedente, non
compaiono figure umane; sulla parete opposta è rappresentata
una villa patrizia rinascimentale, in stile classicheggiante,
collocata all’interno di un paesaggio lagunare coperto
dalla nebbia che provoca un effetto di sfumato. La villa raffigurata
in questo dipinto ricorda la stessa villa Reati. Sulle pareti
laterali sono dipinte rispettivamente a nord e sud le figure
della Giustizia e della Fortezza. Questi dipinti potrebbero
risalire al XVII e XVIII secolo ed essere opera della scuola
del Magnasco (1680-1740), attivo in diversi cantieri della
Lombardia in quel periodo. L’attribuzione verrebbe confermata
dalle raffigurazioni di ambiente marino, tipiche dell’autore
ligure.
Locale est
Questo locale è privo di decorazioni sulle pareti,
ad eccezione della parte superiore alle due porte laterali
dove sono rimaste tracce di affreschi, forse risalenti alla
metà del XVII secolo. Il pavimento, a differenza delle
altre sale in cui è in marmo, è costituito da
mattonelle in cotto disposte a spina di pesce. Il soffitto,
più basso rispetto a quelli degli altri locali, è
di legno e le pareti, in origine con mattoni a vista, sono
state successivamente imbiancate.
Nel locale adiacente, a nord-est, c’è un’entrata
secondaria, molto probabilmente destinata alle carrozze.
Primo piano
I soffitti di tutti i locali del primo piano
sono notevolmente più bassi rispetto a quelli del piano
inferiore per via di una controsoffittatura in pannelli di
fibra di legno. In seguito al crollo di quasi tutto il controsoffitto
nella stanza ad angolo a sud-ovest, sono venuti allo scoperto
un soffitto ligneo a finti cassettoni, della stessa altezza
di quelli del piano terra ed una fascia affrescata con motivi
floreali e zoomorfi nello spazio tra il soffitto e il controsoffitto.
Le pareti sono ricoperte da tappezzerie ed intonaci che nascondono,
nelle stanze situate sopra alle quattro principali del piano
terra, un muro che doveva essere in origine affrescato. Il
settore nell’angolo nord-est, in quanto realizzato successivamente,
risulta essere differente dal resto: innanzi tutto lo spessore
delle pareti è inferiore, il solaio in latero-cemento
risulta essere del primo Novecento per la sua elasticità,
ed infine anche il soffitto è in latero-cemento. La
maggior parte delle stanze è pavimentata in parquet
con disegno simile a quello presente nei pavimenti rimasti
a piano terra; sono invece in piastrelle di marmo le pavimentazioni
dei locali di servizio, come bagni e cucine. Le pavimentazioni
in parquet evidenziano in maniera chiara la struttura originaria
dei vani rivelando le modifiche apportate in questo secolo;
l’inserimento di tramezzi interrompe infatti il disegno
creato dalla disposizione dei listelli.
Sottotetto
Al sottotetto si giunge grazie ad una serie
di pioli fissati nel muro del vano scala, passando attraverso
una stretta apertura nel soffitto. La struttura muraria –
in parte lineare ed in parte puntiforme – ripartisce
l’ambiente come al pian terreno. Nelle murature sono
presenti discontinuità dovute all’inserimento
di laterizi differenti in corrispondenza di canne fumarie.
La struttura di sostegno della copertura è costituita
da travi lignee poggianti sui muri perpendicolari al muro
di spina o su travi. In alcuni punti sono presenti travi di
puntellamento, che trasferiscono gli sforzi alle strutture
murarie. La copertura è stata completamente rifatta
qualche anno fa ed è costituita da un’orditura
di travetti lignei sulla quale sono poste le onduline, su
cui poggiano a loro volta i coppi in laterizio.