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Villa Tittoni - Desio [ita]
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Villa Cusani - Carate Brianza [ita]
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Villa Reati - Lissone [ita]
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Villa Borromeo - Cesano Maderno [ita]
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CAM - Monza [ita]
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DIVISIONE DELLA VOLTA CELESTE SECODO LA DISCIPLINA ETRUSCA

Si chiamava TEMPLUM la PARTIZIONE che si usava per suddividere uno spazio sacro, lo schema poteva essere applicato al cielo, a un luogo sacro, ma anche a una città o a un santuario, come a un fegato osservato per trarne auspici.
“pag. 154” I quattro punti cardinali erano uniti a due rette che venivano ad incrociarsi ortogonalmente da nord a sud correva il cardo, da est a ovest.
Il decumano (i termini verranno poi usati nell’agrimensura e urbanistica romana, mostrano la loro connessione con la radice culturale Etrusca e Italica). Si venivano a costituire due parti davanti e dietro il centro ideale: a sud la parte antica, a nord la parte postica, mentre considerando la divisione in senso opposto, a est si aveva la sezione di buon auspicio (pars Familiaris o Sinistra) e a ovest quella sfavorevole (pars Hostilis o Dextra).
Questo schema che poi si suddivideva ulteriormente lasciando 16 spazi per le divinità, serviva per interpretare presagi (fulmini, volo degli uccelli) ma trovava eco anche nella costruzione dei templi.

(foto pag. 154 vol. 1 – Tomo 1, Arte nel tempo – Pierluigi De vecchi – Elda Cerchiori – Ed. Bompiani 1991-2001)

VILLA TITTONI (ex Traversi - ex Cusani) di Desio

Collocazione della Villa Tittoni di Desio

Osservando la cartografia della città di Desio e paragonandola alla divisione della zona fatta dai Romani ci si accorge di un fatto interessante: la villa Tittoni viene a situarsi all’incirca su un antico Decumano.
Quando la pianura comprendente Desio venne colonizzata dai romani fu sottoposta, come era uso all’epoca, a centuriazione, lo spazio venne cioè diviso in “quadrati”, detti Centurie, dati dall’incrociarsi dei Kardi (“Cardini”) in verticale e dai “Decumani” in orizzontale. Queste linee rette vennero utilizzate a lungo come strade ma al giorno d’oggi rimane ben poco del lavoro mirabile dei nostri antenati. Si può ancora riconoscere però un Kardo e un Decumano nella città di Desio: il primo coincide all’incirca con l’attuale via Milano mentre il secondo si può riconoscere congiungendo con una linea immaginaria, visto che la strada originale è scomparsa, San Giorgio e la cascina Bertasciola di Sopra (nella nostra cartina, “Cartografia Tecnica, Comune di Desio”, sono indicati in rosso il Kardo, e due tratti del Decumano).
Possiamo quindi ben notare che Villa Tittoni non occupa una posizione casuale: infatti si trova pressappoco sul Decumano nella parte a destra dal Kardo.
Se poi analizziamo la sua posizione con la “suddivisione della volta celeste secondo i Romani e gli Etruschi” notiamo che la Villa si trova nella parte a Est del Decumano quindi nella Pars Familiaris, considerata di buon auspicio in opposizione alla Pars Hostilis, e inoltre subito sotto il Decumano nella parte dedicata alla divinità della Terra quasi a voler indicare, ma queste sono solo supposizioni, un legame tra la Villa e la Terra e quindi tra la Casa e la Natura.

Aspetto storico

La villa Tittoni Traversi Cusani è situata a Desio, una piccola città in provincia di Milano: ha una storia molto lunga e complicata, ma di grande interesse.
Nel tredicesimo e quattordicesimo secolo non poteva essere considerata una vera villa: era piuttosto una proprietà terriera, un gruppo di case unite con lo scopo di soddisfare i bisogni economici legati all’agricoltura. Questo aggregato era completamente separato dalle altre case situate nei villaggi o nelle piccole città dei dintorni ed era l’estremo confine del paese, il limite che lo separava dal villaggio. Nel 1383 la famiglia Visconti fece costruire un canale per trasportare l’acqua del fiume Seveso verso i propri terreni. Quanto Barnabò Visconti morì, il lungo canale lentamente sparì fino a diventare solo un fossato pieno di fango, mentre la casa venne acquistata, nel 1429, da una famiglia proveniente da Milano, i Rho, conti della Lomellina, i quali normalmente vivevano a Milano e venivano a Desio solo durante la vendemmia e in altre particolari occasioni.
Dalla fine del quattordicesimo secolo il manso fu trasformato in una villa reale e molte famiglie gestirono la proprietà stessa. Dopo il fallimento dei Rho nel 1651 il manso fu acquistato dai Cusani, che crearono una libreria all’interno della villa: a tal fine chiamarono Piermarini, architetto già noto nel milanese, che ne progettò la struttura, e la fecero costruire tempo dopo sotto la sua stessa direzione. Le decorazioni della villa, i cui resti non sono a noi pervenuti, furono realizzate secondo il principio della celebrazione del potere della nobiltà e, in particolare, dell’autorità dei Cusani.
Tuttavia la famiglia Cusani aveva un problema molto serio: sia il marchese Ferdinando sia il figlio Luigi sperperarono milioni nei giochi d'azzardo e nelle grandi costruzioni di ville, accumulando così un'enorme quantità di debiti. I Cusani persero la villa e la casa patronale non ebbe proprietari fino a che un importante avvocato appartenente alla media classe milanese coprì tutti i debiti dei Cusani, riuscendo finalmente ad acquistare la villa.
La classe aristocratica verrà declassata dalla borghesia che, arricchitasi con grande rapidità, incomincia a investire grossi capitali nell'acquisto di dimore nobili. Iniziò così la fase monumentale: comprata dai borghesi, la villa conobbe una trasformazione, in particolare per quanto riguarda le dimensioni e la disposizione degli ambienti.
Giovanni Traversi comprò la villa nel 1817 e subito volle restaurare le decorazioni così venne convocato l'architetto Pelagio Pelagi. I Traversi ostentarono la loro nobiltà e ricchezza arricchendo la villa di alcune bellissime architetture. Pelagi concluse anche il parco (che aveva iniziato nel 1794) e contribuì a trasformarlo nel primo esempio di parco inglese in Italia.
Giovanni Traversi morì nel 1854 senza lasciare eredi: lasciò così tutte le proprietà a un suo nipote della famiglia Antona Cordara; non appena divenne il nuovo proprietario cambiò subito questo nome da Antona Cordara ad Antona Traversi. Egli si occupò della ricostruzione della vecchia cappella con la collaborazione di Luca Beltrani, architetto progettista della bellissima scalinata.
L'avvocato Giovanni Antona Traversi ebbe cinque figli: Camillo, Giannino, Bice, Edoardo, Teresita. I tre maschi furono diseredati e l'eredità passò, nel 1900, al figlio di Beatrice, Antonio Tittoni, sotto l'amministrazione del padre Tommaso, nobile romano. Tommaso Tittoni diede grande importanza alla villa di Desio, per la sua alta posizione politica, in quanto fu senatore nel 1902, ministro degli Esteri dal 1903 al febbraio 1906 e dal maggio 1906 al dicembre 1909. Nell'ultima guerra la villa, occupata eccessivamente da soldati di 14 nazioni, subì gravi danni, per cui il Tittoni pensò bene di venderla.
La villa fu acquistata, nel 1947, (anche se si può considerare quasi una donazione da parte dei Tittoni) dai Missionari Saveriani di Parma e in parte dall'industriale milanese Reina, il quale completò l'opera devastatrice della guerra.
Ora la villa, restaurata, divenuta proprietà del comune di Desio nel 1975, presenta molte meno decorazioni rispetto alla proprietà dei Traversi e dei Tittoni stessi.

TOMMASO TITTONI

Tommaso Tittoni nasce nel 1855 a Roma, dove cresce in un clima liberale e di conseguenza la sua collocazione politica è sostanzialmente moderata. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, seguito da un periodo di perfezionamento in Belgio e in Inghilterra, decide di entrare in politica a fianco di Sella e Minghetti facendo parte così della Destra Storica, sorta nel 1876.
Nel ‘95, dopo vent’anni di carriera politica, la morte della figlia e seri problemi cardiaci lo costringono a dimettersi e si dedica cosi all’attività diplomatica presso i Prefetti di Perugia e Napoli. In questo periodo la Villa di Desio viene gestita dal figlio Antonio, che decide di costruire un parco, sul modello dell’ ‘800, con un piccolo laghetto al suo interno. Nel frattempo, precisamente nel 1902, Tommaso Tittoni viene nominato, su consiglio di Zanardelli, Senatore e dal 1903 al 1911 ricoprirà la carica di Ministro degli Esteri. Durante il suo Ministero nella Villa di Desio si terranno tre incontri degni di nota. Il primo, nel 1907, è con il Ministro degli Esteri austriaco; il secondo, un anno più tardi, con l’ambasciatore russo e l’ultimo con una delegazione abissina, sempre nel 1908.
Successivamente, dopo il Ministero, viene nominato ambasciatore d’Italia a Parigi nel 1919 e l’ultima carica della sua illustrissima carriera sarà la Presidenza del Senato.
Muore nella sua città natale nel 1931.

Passaggi di proprietà Villa Tittoni a Desio

- Nel 1270 furono costruite una chiesa e un convento dedicato a S.Francesco, abbattuti poi nel 1777, all’interno dell’attuale parco
- Nel 1383 Bernabò Visconti costruisce un castello che doveva servire come dimora di caccia insieme ad una roggia che servì per lo sviluppo agricolo della zona
- Nel 1429 la proprietà passa ai Rho, conti della Lomellina che vi costruiscono la abitazione estiva
- Nel 1638 muore il conte Alessandro Rho e il complesso passa alla Camera Regia, ossia al demanio
- Nel 1651 passò alla famiglia Cusani in seguito al fallimento della famiglia Rho
- Nel 1776 viene costruita la cappella interna alla villa intitolata a San Francesco
- Nel 1787 l’arch Giuseppe Piermarini viene incaricato di trasformare la vecchia casa in una grande villa neoclassica dal marchese Ferdinando Cusani
- Nel 1817 Giovanni Battista Traversi e la moglie Francesca Milesi comprano la villa da Luigi Cusani, figlio del marchese Ferdinando e la amplificano avvalendosi dell’opera di Pelagio Pelagi, ampliamenti che si concludono nel 1846 con la creazione dell’esedra oltre le cancellate.
- Nel 1854 la villa passa in eredità all’avvocato Antona Traversi.
- Nel 1900 in seguito alla morte di Traversi, la cui tomba è all’interno del parco, la villa passa al nipote Tommaso Tittoni che accentua le funzioni rappresentative della villa, trasformandola in un centro di incontri diplomatici: infatti nel 1907 a villa Tittoni fu ricevuto in forma ufficiale il ministro degli interni austroungarico e una missione abissina, nel 1908 il ministro degli esteri russo.
- Nel corso della seconda guerra mondiale gruppi più o meno regolari di uomini armati occupano la villa che insieme al parco diventa vittima di saccheggi
- Nel 1947 i Tittoni cedono la proprietà (e fu quasi una donazione) all’Istituto Saveriano Missioni Estere
- Nel 1975 la villa e parte del parco vengono acquistati dal Comune di Desio, predisponendo un opera di restauro, mentre la Torre del Palagi, la chiesa Gotica ed il Chiostro vengono concessi al mineralogo Pio Mariani
- Oggi la villa di proprietà del comune ospita convegni, matrimoni, mostre d’arte e nelle ali laterali la biblioteca civica e l’ufficio Tecnico del comune.

Descrizione architettonica


Nel settecento “la villa”, che non aveva ancora preso forma , consisteva in un complesso di pochi ambienti ( fra cui una sorta di ufficio amministrativo) sviluppati attorno ad un semplice cortile.
Con la fase monumentale, gli spazi verranno sistemati in modo tale da costruire una struttura molto simile a quella del teatro.
Per quanto riguarda le dimensioni la villa era piuttosto piccola, con un modesto corpo di fabbrica in legno che però non sminuiva l’imponenza del complesso.


Facciata Nord


La facciata nord, realizzata secondo una linea sobria e regolare dal Piermarini, famoso architetto del primo neoclassico, fu completamente ristrutturata da Pelagio Pelagi, artista dell’ultima fase neoclassica, molto aperto allo stile liberty
Attualmente la facciata nord è caratterizzata da una monumentalità solo apparente: ha una struttura ortogonale che, attraverso un’accorta inclinazione dei lati del piano superiore, assume un’altezza illusoria. Divisa in tre ordini, la facciata si ispira ai canoni di equilibrio e semplicità dell’arte classica: la parte inferiore è dominata dall’allinearsi ordinato di archi a tutto sesto, sovrastati da grandi finestre rettangolari timpanate, separate, le une dalle altre, da pilastri in bassorilievo sormontati da capitelli. Al di sopra un timpano austero completa la struttura.


Facciata Sud

La facciata posteriore è costituita nella parte inferiore da tre archi sui quali appoggiano quattro colonne fornite di capitelli finemente scolpiti nella pietra, sopra i quali è posto un timpano triangolare abbellito da figure allegoriche in rilievo.
L’avancorpo centrale, a cui si arriva mediante una breve scalinata fiancheggiata da due figure marmoree, dona eleganza alla facciata.
Lo stile è tipicamente neoclassico, caratterizzato da equilibrio e semplicità.


Prospetti laterali


Nei prospetti laterali viene ripreso il motivo architettonico della parte inferiore dell’edificio: archi a tutto sesto, tipicamente classici, sormontano finestre rettangolari, disposte con continuità regolare per tutto il perimetro. Ai lati si aprono cortili di servizio usati in passato per evitare un “fastidio visivo” nel cortile. Ad abbellire ulteriormente la villa dovevano esserci statue raffiguranti personaggi dell’Olimpo, tuttavia mai disposte.
Purtroppo intorno al 1995 l’ala destra della costruzione, colpita da un incendio, è stata completamente distrutta nell’interno. Oggi è comunque possibile ricostruire lo spazio interno: il piano terra, lussuoso nella costruzione, era ovviamente adibito all’intrattenimento di ospiti, a feste; al secondo piano si collocavano le camere, mentre all’ultimo piano risiedeva la servitù. Quest’ultimo piano era collegato al piano terra da una piccola scaletta, per motivi di privacy, mentre un grande scalone scenografico metteva in comunicazione il salone con il primo piano.

Descrizione architettonica degli interni


Quando nel 1817 la villa passò alla famiglia Traversi venne ampliata e gli interni furono rinnovati ad opera di Pelagio Pelagi, famoso pittore, scultore e architetto di fama, tanto che il re Carlo Alberto, a Torino nel 1833-34, lo aveva incaricato di stendere i progetti per il rinnovamento del palazzo reale divenendo “pittore preposto alla decorazione de Reali palazzi”. All’epoca i proprietari erano Giovan Battista Traversi e la moglie Francesca Milesi, borghesi arricchiti, che soppiantarono il proprietario aristocratico Luigi Cusani, modificando così anche le finalità della villa: con Traversi, infatti, essa assume lo scopo di stupire e di mostrare la ricchezza e il potere della famiglia borghese; la villa diventa una sorta di status simbol. Gli ambienti sono quindi molto differenziati tra loro in modo che un ospite passando da una stanza all’altra rimanesse stupito dalla varietà degli stili che vanno dal Neoclassico, al Gotico, all’Arabo e al Barocco. La villa però non era molto utilizzata nel periodo invernale, era considerata infatti “casa secondaria”, estiva. Questo è testimoniano dalla documentazione in cui troviamo che la casa possedeva una scarsa oggettistica e un mobilio limitato, e una quantità esigua di libri utilizzati sembra solo per riempire le librerie, mentre possedeva una grande quantità di sedie utilizzata per riempire gli spazi.


Piano Terra


L’atrio era in origine un piccolo portico ricostruito poi in muratura, veniva utilizzato per le grandi cene e come sala da ballo, presenta motivi classicheggianti, fregi a palmette, lesene e capitelli in stile composito con decorazioni in stucco dorato, Il soffitto è a cassettoni con un dipinto che rappresenta il cielo e dipinti simbolici con maschere e strumenti musicali.
La sala Neogotica è decorata con motivi scultorei in legno tratti dal repertorio dell’arte gotica, con aggiunte fantasiose come, per esempio, sculture di topi che corrono sulle pareti. Il soffitto è affrescato le quattro stagioni con al centro Pan, sul pavimento i mosaici rappresentano animali da caccia e scritte tratte da Ovidio che invitano alla vita tranquilla. Questa stanza era utilizzata come sala da pranzo intima. In origine presentava delle vetrate del Bertini che rappresentavano i grandi poeti e le loro donne (Dante e Beatrice, Petrarca e Laura ecc. ecc.) che furono però vendute e che oggi si trovano al museo Poldi Pezzoli.
La sala Araba realizzata dal Sidoli è interamente in legno intagliato e presenta sul soffitto una scritta in arabo puramente decorativa. Questa era la sala dedicata alla signore e in questa stessa sala fu deciso il protettorato dell’Albania da parte del ministro degli esteri Tommaso Tittoni, proprietario della villa dal 1911.
La sala delle Colonne, detta anche Neoclassica, presentava un bellissimo soffitto a cassettoni andato però distrutto in un incendio, oggi vi è un pavimento in seminato veneziano e sul soffitto dei tondi con dei putti che giocano a biliardo e a carte.


Primo Piano


Notevole è anche lo scalone neoclassico che collega i due piani, costruito nel 1903 ad opera del Duca Beltrami, amico politico della famiglia Traversi, che sostituisce la scala di minor dimensioni di epoca precedente di cui è indizio la presenza di finestre oggi inapribili che presupponevano la presenza di un piano dove oggi c’è la maestosa scala.
Il piano superiore presenta le camere da letto e la stanza nuziale, oggi annerita da un incendio.

Cappella

Particolare attenzione merita la cappella, ”scrigno di ricchezze decorative straordinarie”. Da principio si pensava che questa fosse un residuo dell’abitazione del Marini; in realtà documenti riguardanti il rifacimento della cappella stessa attestano che questa rappresentava un elemento architettonico costante delle ville del tempo, motivo di orgoglio per la famiglia.
A proposito della sua posizione all’interno del complesso, essa è eccezionalmente isolata dal resto della villa, nonostante costituisse, di solito, un centro di vita sociale e un luogo per l’accoglimento degli ospiti.
Attualmente la cappella potrebbe essere adibita alla celebrazione di matrimoni, battesimi o di altre funzioni liturgiche.
L’edificio, caratterizzato da una pianta rettangolare, si articola in un’unica navata che termina nella zona presbiteriale con un’abiside. La piccola cupola emisferica, che sormonta il presbiterio e le modeste dimensioni della cappella contribuiscono a creare uno spazio piuttosto centralizzato, tipicamente neo-rinascimentale, consono alla funzione di intimo raccoglimento dell’edificio.
I muri perimetrali interni, in cui si aprono nicchie, sono decorati da rappresentazioni pittoriche di santi e angeli, da stucchi in rilievo di vario tipo, che impreziosiscono gli archi, le colonnine e i pilastri di origine classica. La cappella è stata affrescata in base alla tecnica etrusca dell’encausto, che prevedeva un trattamento del gesso a caldo: si ottengono effetti di lucentezza marmorea, accentuati dall’atmosfera calda dei muri dorati.


Giardino


Nel parco della villa si ravvisa il contributo dato da Pelagio Pelagi di rinnovamento nella concezione del giardino, che inizialmente consisteva in un semplice orto.
Con Piermarini fa comparsa il giardino all’italiana, caratterizzato da una pianta rigida, schematizzata e labirintica. Più tardi questo verrà sostituito, grazie all’intervento di Pelagio Pelagi (1794), dal giardino romantico all’inglese che, adeguandosi allo stesso tempo alla particolare struttura del suolo, ricrea un paesaggio fisico suggestivo, con colline e laghetti.
L’ingresso della villa era preceduto da un viale, la cui prospettiva era ravvisabile anche nella parte posteriore. Il retro della villa si apre su un parco visibile per il 50%, alla fine del quale si erge il suggestivo edificio del mulino Traversi.
Sempre sul retro si colloca la serra: qui si coltivavano agrumi, ananas e altri frutti esotici grazie a impianti termici sofisticati, installati anche all’interno dell’abitazione, dove numerosi camini svolgevano solo una funzione ornamentale.